GIRL POWER

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I momenti più indimenticabili di un viaggio sono quelli in cui qualcosa ci sa sorprendere smuovendoci nel profondo. A me è successo quando una sera, al tramonto, decisi di passare da Magnolia Bakery mentre risalivo da Battery Park a piedi. Non faceva freddo e la fame era tanta, tanto da mangiarmi i cupcakes alla fragola proprio lì, sul marciapiede.
Con l'animo più dolce, le pancia piena e le labbra zuccherine mi sono diretta verso la fermata di autobus che mi avrebbe portato più vicino possibile al mio albergo su Time Square. Improvvisamente mi trovai davanti a un parcheggio il cui recinto era letteralmente sommerso, su tutti e tre i lati, da migliaia di piastrelle dipinte a mano. Ciascuna di esse era un ricordo straziante in onore del tragico attentato alle Torri Gemelle. Inizialmente doveva essere un memoriale fatto dai parenti delle vittime fino a quando la sua notorietà non ha portato le piastrelle di persone che da tutto il mondo hanno voluto unirsi alla città di New York per ricordare gli eroi e gli innocenti che hanno perso la vita quel 11 settembre. Guardarle lì appese e studiarle una ad una chiedendosi se magari fossero opera dei bimbi che hanno perso un papà o una mamma tra quelle polveri nere. Di una moglie, di genitori, di mariti che hanno perso i loro cari. Toglie il fiato non solo per la quantità di piastrelle ma anche per quello che raffigurano e ciò che rappresentano per tutti quelli che ne hanno preso parte. Per un lungo periodo queste piastrelle si sono trovate senza una casa dato che in quel posto sarebbe dovuto sorgere una nuova struttura. Ma adesso hanno ripreso posto definitivamente là dov'erano nate. I recinti sono stati inseriti nella struttura lungo tutti e tre i suoi lati. Uno dei memoriali più belli e significativi mai dedicati alle Twin Towers.  Per non dimenticare mai.
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Non conoscerla è impossibile, anche se il suo nome non è accompagnato da quello della sorella. Chiara Iezzi, dopo un debutto con il suo singolo da solista Nothing at all, con cui ha avuto molto successo, nel caso che qualcuno ci avesse scommesso sottovalutando il fatto che queste due giovani donne potessero farcela anche per conto proprio.

Tra mille impegni si racconta concedendomi un'intervista bellissima. Ci tengo a graziare di cuore Chiara per la sua disponibilità visti i suoi numero impegni di lavoro. 

Tu e Paola avete iniziato la vostra carriera da giovanissime, qual è il ricordo più emozionante di quel periodo? 
Ne ho tantissimi. Ricordo che eravamo sempre impegnate a scrivere canzoni, rinunciavamo a serate con amici e vacanze, quando poi siamo riuscite ad ottenere il primo contratto discografico. Fu un'emozione grandissima, avevamo lavorato molto per quel risultato. 

Il vostro successo è stato quasi immediato e in poco tempo i vostri nomi erano sulla bocca di tutti i giovani mentre tutte le radio trasmettevano i vostri pezzi; qual'è il segreto per non essere travolte da questo successo, e quindi di non restarne vittime? 
Se si è dei sognatori ma si tengono sempre ben presente realtà e voglia di migliorare, ci si può godere meglio il successo senza rischiare di soffrire troppo. Anche se, ti dico la verità, l'insuccesso che prima o poi arriva, ti insegna e ti fa crescere molto. Avere successo da un punto di vista più ampio è, per quella che è la mia esperienza, sapersi rialzare con grinta dopo un flop. Ti dà la spinta e la motivazione ad avere più successo di prima. Con Vamos per esempio, abbiamo raggiunto i primi posti delle classifiche italiane e internazionali, ma il cd precedente (Giornata Storica) fu un insuccesso fondamentale. Doloroso, ma utile per tornare a vincere. Diventare qualcosa che non ero. Quando si inizia per la prima volta, Il rischio è l'identificazione con la propria immagine pubblica e cercare di portarla nella normalità. A me questo non è mai successo. Sono sempre stata in grado di osservarmi dal di fuori e questo mi ha sempre tenuta coi piedi per terra. A volte quel momento di successo può dare l'idea che sia la tua nuova realtà, e in parte lo è. Ma bisogna capire che è temporanea. Personalmente la popolarità non mi ha mai cambiata. Solo a volte si rischia di restare troppo da soli, per paura di essere sempre osservati e giudicati. Ora di questo aspetto mi importa più niente. 

Adesso che sono passati più 17 anni, come ti senti? Alla fama ci si abitua? 
La musica è un veicolo straordinario, che mi fa sentire sempre viva e nuova. Della fama in sé per sé non m'importa, esiste per diretta conseguenza. La cosa bella è riuscire a fare qualcosa artisticamente, lasciare un segno con il proprio stile. La fama comunque è un ottimo strumento. Più sei popolare, più riesci a trasmettere quello che hai da dire a più persone, condividere pensieri e magari costruire qualcosa che vale la pena ricordare. Pensa soltanto quanto un concerto può unire le persone. Una delle cose che amo di più è quando qualcuno mi scrive o ci dice che grazie ad alcune canzoni è uscito da una crisi o si è innamorato. Dopo 13 anni mi sento benissimo. Alla fine ciò che rende felice un artista è sentire la gente cantare una canzone che ha scritto. Abbiamo avuto la fortuna di scrivere canzoni, molte delle quali sono diventate hits da superclassifica.

Ti è mai pesato collaborare con Paola per tanti anni?
Il lavoro condiviso con mia sorella è stato ed è tutt'ora una delle cose più preziose che abbia mai vissuto. La musica sia per me che per lei è terapeutica, grazie ad essa abbiamo fatto molti cambiamenti e siamo cresciute molto come persone e artiste. Possono esserci momenti anche di forte disaccordo, ma abbiamo sempre messo al primo posto la voglia di costruire qualcosa.

Come hai fatto a toglierti l'etichetta di sorella di Paola? Alcuni ci riescono, vedi Robbie Williams (ex Take That); altri invece purtroppo rimangono etichettati (o come gli attori, prigionieri dei propri ruoli).
Avevo questa etichetta? Non sapevo. Siamo sempre state due soliste che amano lavorare insieme. La gente ci associa perché è normale, ma ha compreso che siamo anche due persone indipendenti. In questo è stato utile il progetto solista.

Come si capisce quando è meglio continuare da soli?
Nel 2007 ho per la prima volta deciso di fare un progetto solista. Sentivo che era il momento, che era giusto cambiare. Il coraggio è stato premiato e il brano Nothing at all è andato al n 2 della chart dei singoli più venduti in italia. Dopo la mia esperienza anche Paola si è messa alla prova riscuotendo molto successo con il brano Alone. Questo ha ridato nuova linfa al progetto insieme. Ma non ci siamo mai separate. Ci siamo prese solo la libertà di fare musica da sole, perché siamo perfettamente in grado di farlo, tuttavia amiamo molto lavorare insieme e infatti abbiamo terminato da poco di scrivere i pezzi nuovi del cd che uscirà tra qualche mese.

Il vostro rapporto ne ha mai risentito?
Più che altro ne ha giovato. Ci aiutiamo molto. Crescere e autonomizzarsi è un sogno tanto mio quanto suo. È fondamentale nella vita. La condivisione tra noi oggi non è un bisogno di appoggiarsi a qualcuno e non è una dipendenza. Ognuno deve dare il massimo e sapere di essere in grado di stare in piedi anche da solo. Questo era ciò che avevo in mente quando ho affrontato per la prima volta il progetto solista. Amo l'evoluzione e le persone adulte che affrontano sfide e responsabilità. Non dico che è stato facile. Ogni equilibrio è stato conquistato con molta fatica,dolore e sudore. I cambiamenti veri costano ma poi ti premiano.

Qual'è il tuo artista preferito, qualcuno a cui ti ispiri?
Ammiro molti artisti sia nell'ambito rock che pop. Ma ascolto di tutto. Ultimamente mi piacciono Florence and the Machine, Lady Gaga, Black Eyed Peas, ma sto riascoltando anche i Nirvana ed Evanescence, le colonne sonore di Hans Zimmer, una raccolta di Bobby Womack. Ho sempre amato Madonna, Jackson, Queen, Paul Weller, Moroder. Mi piacciono anche cose molto alternative, non mi basterebbe questa pagina per elencarle. La lista è lunga!

L'essere famosa ti ha mai fatto sentire sola? L'hai mai vissuta come una limitazione?
Spesso si, ma nel passato. Ero immatura. La notorietà è uno strumento potente e da usare con attenzione, ma straordinario. Sono contenta comunque di essere diventata nota al pubblico per il mio impegno come artista e non per altre ragioni.

E' difficile farsi notare nel mondo dello spettacolo? Una ragazza, o un ragazzo, che vuole intraprendere una carriera da cantante cosa dovrebbe sapere e quali sono i tre passi fondamentali da fare per non passare inosservato dalle case discografiche?
Oggi sembrano essere i talent show il veicolo più veloce. Ed è la parola veloce che mi preoccupa. Dai talent escono artisti di talento che rimangono,ma la maggior parte non riescono a superare un anno. Detto questo penso che se un'artista ha qualcosa da dire può anche seguire un percorso alternativo. Dipende da diversi fattori.

Quant'è cambiata la musica dagli anni '90 ad adesso? Credi che la musica abbia perso qualcosa? Che la VERA musica era quella che noi (io, te, e tutti i nostri coetanei) ascoltavamo una decina d'anni fa?
No, non lo penso. Non sono una nostalgica. Non amo questo genere di sensazioni. Mi piace vivere il mio tempo. Studio il passato per passione ma non mi sento ancorata ad esso musicalmente parlando, come in nessun altro senso. Penso sempre al futuro. Ogni epoca ha le sue cose da dire. Questi sono anni di transizione, che porteranno a qualcosa. Questa generazione ha la fortuna di essere dentro il procedimento creativo che è in atto adesso. Unica cosa che mi spaventa è la passività e la faciloneria che a volte vedo in giro. Bisogna dare tutti di più.

In tv sempre di più si vedono persone che, per un motivo o per l'altro, vengono chiamate VIP senza aver mai fatto niente. Cosa ne pensi? Secondo te, al giorno d'oggi, diventare dei personaggi dello spettacolo è più facile rispetto ad una volta?
Capisco cosa vuoi dire, tuttavia non mi va di puntare il dito e non mi sento di giudicare. So soltanto che tutto ciò che si conquista facilmente si rischia di perderlo, contrariamente a quello che si persegue con fatica.

Alcuni dicono che al giorno d'oggi bellezza equivale a fama facile. Cosa ne pensi? 
A parere mio la bellezza è un mix di tante cose e non è un concetto assoluto. Senza grinta e contenuto, può annoiare. Molti belli del cinema e dello spettacolo spesso si lamentano del fatto che la bellezza è spesso un'ostacolo, per via della credibilità. Dipende sempre dai punti di vista e dipende come la si usa la bellezza. Ci sono molti belli che ce l'hanno fatta senza soffrirne e premiati dalla critica. Molto dipende dalla lente con cui guardi te stesso e ti proponi. Se hai emozioni da trasmettere, ce la puoi fare anche se non sei classicamente bello. Conta molto quanto credi in te stesso. Ma non giudico la bellezza, è un dono che viene regalato dalla vita e bisogna apprezzarlo. Secondo me una persona è davvero bella quando ha capito cosa vuole veramente.

Su di te si può leggere che segui la Kabbalah, come ti ci sei avvicinata? E, per chi non lo sapesse, in cosa consiste?
Mi sono avvicinata casualmente 4 anni fa grazie all'email di un amico. È una tecnica di autocorrezione attraverso principi spirituali. E' utile a chi vuole cambiare alcune cose di sé e migliorare il proprio potenziale. Approfitto per segnalare un sito dove ci sono alcune informazioni. www.kabbalahcentre.it.

Tu e Paola avete osato tanto qualche anno fa girando un provocante video della canzone Kamasutra. Parlando di sesso, cosa ne pensi dell'approccio al sesso che hanno i giovani al giorno d'oggi? Pensi che abbattere il muro di finta pudicità sia meglio?
Non mi è capitato ultimamente di interrogarmi su come vivono la sessualità oggi i giovani. Ne approfitterò per informarmi. Comunque penso che nel sesso come in altri ambiti, la cosa migliore sia viverlo senza ossessioni e dipendenze. Crescere imparando ad esprimere le proprie emozioni con naturalezza è secondo me una delle cose più belle da vivere per una persona, ma sempre con un occhio di riguardo nel proteggersi da qualsiasi genere di abuso, inganno, ingenuità. Oggi c'è Internet e Google per informarsi, ci sono forum, consigli ovunque. I ragazzi possono usare tutto questo e non è poco. Bisogna tenere gli occhi sempre aperti.

Sul mio blog parlo spesso del potere alle donne, del diritto di essere o non essere madri per libera scelta: cosa ne pensi? E che mamma vorresti essere?
Come madre vorrei trasmettere amore e fiducia. Vorrei essere una madre che ha il coraggio di lasciar andare un figlio quando è ora, perché possa essere sempre forte e responsabile ovunque vada.
Ieri passeggiavo per i corridoi di un centro commerciale e, per puro caso, sono passata davanti a una panchina. Immediatamente la mia mente è tornata indietro di due anni: era un periodo di crisi e una sera, verso le 10-00, me ne stavo seduta lì con luci spente e negozi chiusi a baciarmi con il mio ex ragazzo. La crisi l'abbiamo a superata poi e la storia è durata altri 9 mesi prima di naufragare e lasciare un ricordo indelebile su quella panchina. Nel vederla lì vuota mi è scappato un sorriso e ho a lungo riflettuto sugli ex. Ogni storia è diversa e ogni emozione condivisa con qualcuno che abbiamo amato è unica; così unica da rendere quella persona un ricordo permanente nella nostra vita? Sì. Ci sono persone che portano tanto rancore nei confronti degli ex, altre che troncano ogni contatto perché troppo ferite, altre ancora che non concepiscono un'amicizia con qualcuno che hanno amato e con cui hanno fatto sesso, e poi c'è chi invece cerca di mantenere un rapporto civile con tutti. Sex and the City definiva gli ex come dei fantasmi che ci portiamo dietro per tutta la nostra vita, alcuni possono essere fantasmi buoni e altri fantasmi cattivi. Sono presenze invisibili che io ho scelto di accogliere nella mia vita, indipendentemente dal tipo di emozione che si trascinano dietro come un pesante fardello. Chi di voi non si è mai ritrovato in un luogo colmo di ricordi, non ha mai riascoltato una canzone carica di significato per un rapporto finito o non ha a casa oggetti che ricordano qualcuno che ha amato? Potete ricordare con rabbia, con delusione, con rimpianto, con tenerezza, con pentimento o con i resti di un amore ancora vivo in voi. Ma ricorderete. Ricorderete con un sorriso sulle labbra, con un nodo in gola, ricorderete come una botta allo stomaco, o con un un'espressione di riluttanza. Ma ricorderete sempre. Finché uno spietato Alzheimer non vi colpirà cancellando a caso i vostri ricordi. Perché certi baci, certi respiri, alcuni profumi, i brividi e le farfalle nello stomaco, le passioni incontrollabili e i gesti spinti dal puro e folle amore, pianti e gioie; nulla svanisce come se non fosse mai accaduto. Io ho scelto di ricordare con affetto chi ho amato e mi ha amato. Storie finite e ferite di guerra sulle mie mani combattenti, anche quando da combattere c'era ben poco. Ma tutte storie con uomini che mi hanno cresciuta, amata, protetta, resa migliore, fortificata e arricchita. Qualcuno mi accusa di essere troppo legata al passato invece che pensare al futuro; forse non si rende conto che se oggi sono quella che sono è merito del passato. Perché gli ex fanno così paura ad alcuni di noi? La risposta è semplice, ma non sono qui per parlare di questo. Sono qui perché credo che il passato di ognuno di noi non si dovrebbe toccare perché tutti hanno il diritto di portarsi dentro i ricordi più belli e importanti della loro vita, e ciò non toglie nulla al loro futuro né significa che non ci saranno avvenimenti o amori altrettanto importanti, se non di più.
Ho visto persone rinnegare un amore importante del passato solo perché qualcuno nel loro presente li ha costretti a farlo per paura di non poterci competere. Carrie Bradshaw si era tenuta la poltrona di Aidan e aveva imparato a convivere con il suo fantasma pur avendo accanto a sé un nuovo amore; e quando si sono rivisti dopo anni lo ha accolto con un sorriso e un forte abbraccio. Forse perché quando si parla di vero amore non si dovrebbe rinnegare niente né temere alcun fantasma, ma semplicemente fare tesoro dei bei momenti e cercare di imparare qualcosa da ogni fine e ogni nuovo inizio.

Harley Quinn è la stella per eccezione di Suicide Squad, nonché il personaggio su cui si è concentrato maggiormente l'intero marketing (il film arriverà in Italia il 13 agosto). Per chi non la conoscesse, basti sapere che è la compagnia di avventura di The Joker, di cui è follemente innamorata. Lui la conquista (in soli 15 minuti), la induce a donarsi ad altri, la tortura e la induce a gettarsi in una vasca piena di acido. La totale dedizione della ragazza nei confronti dell'uomo e il loro rapporto disfunzionale sono al centro delle scene di Suicide Squad che li vede coinvolti. Harley era una psicologa del manicomio criminale di Gotham City, l'Arkham Asylum. Il suo suicide love con Joker nacque quando, desiderosa di scrivere un libro su di lui, face di tutto per ottenere un permesso per incontrarlo. Dal loro incontro restò sedotta a tal punto da trasformare il criminale in una vera e propria ossessione. Il suo amore folle la spinse a liberare Joker, a dichiarargli il suo incondizionato amore e fuggire insieme a lui. Successivamente l'uomo l'abbandonò dicendole chiaramente che era solo stata usata, e dando il via a un tira e molla fra i due che dura dal 1992. Inutile dire che Harley si convertì totalmente al crimine collaborando più e più volte con Joker.
La ragazza soffre di disturbi psicotici, cosa che l'ha sempre resa perfetta per Joker. Ama causare distruzione e caos e usa come "potere" le sue abilità da ginnasta per combattere (oltre che una mazza da baseball). Il punto è: Harley Quinn può essere considerato un personaggio Girl Power? Stando alla sua ossessione per Joker, nonché obbedienza a qualsiasi assurda richiesta che l'uomo le faceva, non rappresentava quello che si definirebbe una donna indipendente, con totale potere decisionale e capace di rinnegare qualsiasi cosa comporti per lei una sofferenza (fisica o emotiva che sia). Il fumetto la rappresentava brutalmente così mentre, il film, la rende una donna più forte e la loro relazione meno sadomaso cercando di dare nuovi toni al tutto. Cosa che va a favore di Harley. A parte questo, in Suicide Squad, Harley non si fa sottomettere da nessuno (nemmeno da Joker) ne sottostà alle regole. Ha un suo carattere, forte e marcato, che porta lo spettatore ad amarla nonostante sia una criminale (qui parliamo sempre del film). Harley viene rappresentata in modo decisamente più sexy rispetto al fumetto, facendo pensare a una ben marcata sessualizzazione; cosa negata dall'attrice Margot Robbie la quale definisce l'abbigliamento semplicemente divertente e vivace, seppur per niente comodo. Ayer, invece, spiega che un look in tuta integrale (come nel fumetto) non avrebbe aiutato il personaggio (eh certo, mostrare la pelle in abiti succinti vende sempre meglio un personaggio, no?) e che nel mondo post-Arkham l'essere sexy di Harley Quinn (nei modi e nel vestire) è parte integrante della sua iconografia. Quindi prendiamocela così: sexy, bella, colorata, pazza, allegra e innamorata di un'amore folle e doloroso. Di certo in questo film il suo personaggio è notevolmente evoluto, tanto da non permettere più a Joker di torturarla come faceva una volta, su pagine e pagine di fumetti. In tutto questo, direi che a modo suo Harley è Girl Power, specialmente se consideriamo lo sviluppo del personaggio grazie alla trasposizione cinematografica. C'è chi dice che potrebbe scatenare i gruppi femministi in proteste e chi la difende. Voi da che parte state?


Sempre più donne scelgono di rimandare la gravidanza il più in là possibile o addirittura di non avere figli affatto. Ci sono donne che scelgono di dedicarsi alla carriera, donne che non sentono il bisogno di maternità. Un'esempio alla portata di molte è Carrie Bradshaw, Sex And The City: pur amando i bambini, pur avendo accanto l'uomo della sua vita e il lavoro dei suoi sogni, pur avendo le possibilità economiche per dare a un bambino tutto quello che gli serve, ha scelto (dopo 6 stagioni televisive e 2 film cinematografici) di non avere figli. Forse alcuni fan si aspettavano di vederla con biberon e pannolini, ma anche qui i creatori hanno deciso di essere trasgressivi e mostrare una donna reale: che sceglie la vita che vuole con coraggio e a testa alta, seppur le sue scelte possano essere giudicate negativamente dalla società (come accade nel secondo film). Purtroppo le donne che scelgono di non avere figli vengono viste come mostri, come una donna non donna. Sì, perché la storia ci insegna che per essere donne bisogna essere sposate e mamme multitasking. La storia, però, ci insegna anche che l'essere umano e la società in cui vive devono evolversi in continuazione: le donne adesso hanno diritto di scegliere per loro stesse. Perché allora una deve essere giudicata se decide che si sente felice e completa senza figli,o marito? Abbattiamo lo stereotipo del "se sei donna sei completa quando trovi l'uomo della tua vita" o "hai l'uomo della tua vita, allora che aspetti a fare un figlio? Perché è questo che ti rende donna al 100% e se non lo fai lo rimpiangerai". Una donna è donna quando ha potere sulla sua vita, quando ha la possibilità di scegliere cosa essere e come esserlo, quando si sente completa anche se sola e ha un lavoro che la gratifica. Ciò non significa che non bisogna più fare figli o che abortire sia sempre una valida alternativa, ma non bisogna giudicare chi fa scelte di questo tipo.
Marina Abramovic, per esempio, è una grande artista che ha ammesso che per amore del suo lavoro, dell'arte, ha scelto di non avere figli. Per questo già in tanti la giudicherebbero, cosa direbbero se sapessero che ha anche abortito per 3 volte? "Diventare madre sarebbe stato un disastro per la mia carriera" ha dichiarato lei stessa con freddezza. Abortire è di certo una scelta delicata che una donna deve fare, ma è una decisione che, seppur non condivisa, non deve essere punita in quanto estremamente personale. "Ognuno ha un'energia limitata nel proprio corpo e con un bambino avrei dovuto dividerla" ha continuato raccontando di quella scelta che cambia la vita di una donna. Tutt'ora è felice della sua vita e del successo che ha raggiunto con totale amore e dedizione per il suo lavoro. "Secondo me c'è un motivo per cui in ambito artistico le donne hanno meno successo degli uomini. Il mondo è pieno di donne talentuose, perché allora le posizioni più importanti sono ricoperte da uomini? Semplice: amore, famiglia e bambini. Una donna non vuole sacrificare tutto questo". Marina ha sacrificato la maternità per il successo, ma non rinuncia al vero amore continuando a sperare nel compagno di una vita e nel matrimonio. Anche quella che potrebbe essere un "mostro" per la società, cerca l'amore? Sì, o comunque qualcuno con cui svegliarsi la domenica mattina e leggere il giornale bevendo del caffè. Ogni donna è diversa, nonostante facciamo parte della stessa società: lavora, fa scelte che possono piacere o no, ma in primis è libera, e questo è la cosa più importante in assoluto per ciascun individuo che non vuole seguire la corrente per crearsi un percorso di vita che gli si addice.

Non vi è mai successo di essere schifati da alcuni spot televisivi o manifesti pubblicitari? Ce ne sono tanti di cattivo gusto: vi ricordate il bambino che aveva appena fatto pupù ed esclamava schifato "mamma, che odore"? Lo trasmettevano specialmente tra le 12.00 e le 13.00 (proprio mentre si cercava di pranzare), e c'e da dire che questo ha reso lo spot difficile da dimenticare per tanti. Sì, perché la pubblicità deve colpire e lasciare il segno, e per farlo i suoi creatori sono disposti a tutti. Poco gradevole, moralmente sbagliata, sessista o ingannevole. Tutto sembra essere lecito. Lo è oggi e lo era negli anni '50. Vediamo insieme la donna veniva, e viene, usata nella pubblicità.



Cravatte Van Heusen, 1951
Mostrale che è un mondo da uomini


Birra Schlitz, 1952
Non preoccuparti cara, la birra non l’hai bruciata

Caffè Chase & Sanborn, 1952
Se tuo marito scoprisse che non stai cercando il miglior caffè…



Tappi di alluminio Alcoa, 1953
Vuoi dire che una donna riesce ad aprirli?


Robot da cucina Chef Kenwood, 1961
Chef fa di tutto, tranne cucinare. Ecco a cosa servono le mogli


Prodotti per pulire Procter & Gamble, 1968
Le donne del futuro renderanno la luna un posto più pulito in cui vivere

Cereali General Mills, 1970
Non restare indietro con i lavori domestici mentre contieni il tuo peso


(fonte Deejay)

Conoscere gente famosa fa da sempre parte della mia vita, qualche volta per volontà e qualche volta per puro caso. La cosa mi emoziona e mi sorprende allo stesso tempo: mi diverte vedere il modo differente che i personaggi noti hanno per approcciarsi alle persone. Ci sono quelli molto freddi e distaccati, seppur ai gradini più bassi di notorietà, e quelli calorosi e affettuosi, seppur di un certo calibro. Mi trovavo a Cannes per l'annuale festival del cinema e il mio unico pensiero era rivolto al mio look mentre passeggiavo verso il magico tappeto rosso su cui dopo poche ore avrebbero passeggiato alcuni dei registi e attori più famosi al mondo. La mia attenzione venne catturata dai bellissimi yacht che scorgevo in lontananza alla mia destra, così, giusto per rifarmi gli occhi (nonché gli affari degli altri) decisi di avviarmi verso quel porto così isolato da tutto il resto. Il lusso riempiva il mio sguardo: non avevo mai visto così da vicino meraviglie del genere. Onestamente non mi chiesi nemmeno di chi potessero essere, almeno finché non vidi Sharon Stone salire su uno di essi. Sì, a quel punto mi fu chiaro di essermi intrufolata, senza oltretutto oltrepassare alcuna guardia, nella zona portuale in cui ormeggiano i colossi acquei di veri VIP. In quel momento cominciai a guardarmi in umane, a prescindere dalla loro notorietà.
giro cercando di captare vibrazioni di fama intorno a me. A un certo punto arrivai davanti a uno yacht di colori metallici che cambiava sfumature in base a come veniva colpito dal sole. Ero incantata. Successivamente notai proprio davanti ad esso un tappeto bianco con rifiniture nere, un divanetto bianco con cuscini che riportavano in nero le iniziali RC e una tenda bianca per finire il quadretto. Nella mia ignoranza del momento pensai semplicemente che doveva esserci qualcuno di davvero importante lì sopra. Continuai la mia passeggiata colma di curiosità, ma non volevo fare la poraccia che ficca il naso per capire chi fosse. A un certo punto la risposta scese dallo yacht con le sue stesse gambe: Roberto Cavalli. Uno degli stilisti più famosi e amati al mondo passeggiava insieme a me. Quante volte succede? Una volta lì non potevo non avvicinarlo almeno per una foto, se mai me l'avesse concessa. Ristai senza parole per la sua disponibilità: ci sedemmo vicini e cominciò a parlare con me fumando il suo grosso sigaro. Si interessò a quello che faccio e al fatto che scrivo. Azzardò la battuta "allora quando vorrò scrivere una biografia chiamerò te" e, come se fosse poco, insistette per regalarmi un paio dei suoi occhiali. Mandò sullo yacht Valentina a prenderli appositamente per me (una PR che si era vista diversi anni fa a Uomini e Donne proprio nelle vesti di PR). Chi si sarebbe aspettato che un uomo di fama mondiale avrebbe dato così tanta importanza a una ragazza che lo aveva fermato per caso? O che si sarebbe interessato ai miei studi e alla mia scrittura? Credo che sia davvero bello conoscere persone ancora così

Quando sei appena arrivato a New York ti serve sempre un po' di tempo per abituarti ai suoi ritmi, alle sue luci, al suo traffico e alla sua splendida gente. Per quanto mi riguarda, mi stavo ancora cercando di abituare alle vertigini che mi venivano in ascensore ogni volta che scendevo dal trentasettesimo piano. Non realizzavo appieno la realtà della situazione ma sapevo già dove andare: alla boutique della grande Patricia Field.
Per chi non lo sapesse, Patricia è una delle stiliste più amate dal mondo del cinema e della TV. Il suo stile non è mancato in nessuna delle puntate della famosa serie Sex And The City e nel film Il Diavolo Veste Prada (giusto per dire un paio di titoli buttati lì a caso, hihihi). Premesso che era severamente vietato ai clienti fare video e foto all'interno della boutique, posso garantirvi che al suo interno era come trovarsi in un mondo parallelo, fatto di colori accesi, pelle, piume, plastica, paillettes, catene, cinture, tacchi vertiginosi e tanto carattere. I prezzi non erano di certo alla portata di tutti, eppure noi uscimmo lo stesso da lì con qualche borsa colma di soddisfazione.
Per quanto mi riguarda, essendo fan della serie della bionda e brillante Carrie Bradshaw, puntai subito al libro Kiss & Tell. Vestiti, curiosità, interviste, backstage e tutte quelle cose che un vero fan vorrebbe e dovrebbe leggere sul telefilm. Libro venduto esclusivamente nella boutique e, ormai, anche su internet su siti come Amazon. Quando andai a pagare, inaspettatamente, la commessa mi disse che Patricia in quel momento era al piano di sotto nel magazzino-sartoria e avrebbe potuto autografare il mio libro con piacere. Ok, diciamocelo: la mattina quando ti svegli, esci dall'hotel, e già ti senti fortunata a essere a New York... non penseresti mai che te ne tornerai in albergo con l'autografo della costumista di cui per anni hai amato lo stile cercando di imitarlo. Purtroppo il negozio è definitivamente chiuso, ma potete acquistare ancora online vestiti e accessori di Patricia Field. E così, quando dicono che a New York è tutto possibile, sappiate: "cazzo, se è possibile",