Intervista a Cecile Bertod

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Thomas e Sandy: lui nobile e ricchissimo, lei di semplici origini irlandesi. È solo l’amicizia tra le loro famiglie a unirli. Capita così che ogni anno i due trascorrano le vacanze estive a Garden House, la favolosa residenza dei Clark. Sandy odia quei mesi, perché detesta Thomas, il suo stile di vita, i suoi amici. Crescendo, i due si perdono di vista finché... Alla morte del nonno, durante la lettura del testamento, Thomas si trova di fronte a un annuncio sconvolgente: potrà ereditare ogni bene solo a patto che metta la testa a posto e si sposi. E con chi? Proprio con quella Sandy Price che non vede da almeno cinque anni. Deciso ad aggirare la volontà del nonno, Thomas cerca di contattare la ragazza per convincerla a tirarsi indietro. Sandy, però, sta attraversando un momento complicato: è disoccupata ed è sul punto di perdere l’anticipo versato per acquistare un piccolo bistrot. E quando all’improvviso si presenta la possibilità di coprire ogni spesa, finisce per accettare la bizzarra proposta. Ma cosa ci si può aspettare da un fidanzamento, se lui e lei si odiano sin da piccoli? Nulla di buono, a meno che, tra una finzione e l’altra, non accada qualcosa di assolutamente imprevisto...

Cara Cecile, benvenuta sul mio blog.

Grazie mille per avermi invitata!


1. Come hai scelto il tuo nome d'arte? Significa qualcosa per te?
Il mio nome d’arte in realtà è il nome di un personaggio di un racconto storico che mia madre ha classificato come “polpettone illeggibile” e che per questo motivo non uscirà mai dalla mia cartella “obbrobri letterari”. Di buono aveva però il personaggio principale femminile, che amo profondamente. Un essere insopportabile, snob, anoressico, a tratti isterico che, e qui capirete quanto sia profondamente psicolabile, in realtà rappresentava tutto ciò che avrei voluto essere. Soprattutto la parte anoressica per vedere dall’altro lato il volto esangue di mia cugina ricoprirsi di bile. Sogno in piccolo ma godo in grande. Basse pretese per razionalizzazione degli spazi nel cassetto. Tornando a Cecile, be’… ormai amo profondamente il mio nome d’arte. Non lo sostituirei mai. A parte che non c’è nulla di più profondamente corroborante di sentire mia nonna che pronuncia il francese con tipico accento molisano, ma perché, pian piano, inaspettatamente, è diventato parte di me. La parte più estrosa, creativa e, vi dirò, è un vestito che indosso con incredibile naturalezza ed immenso piacere. Vedi, Cecile è la persona che volevo essere e che, pian piano sto costruendo. E’ un mio personalissimo successo che prescinde i libri. Sono così orgogliosa di Cecile, perché Cecile ha salvato Annalisa, il topo di biblioteca nascosto dietro. Le ha ridato la voglia di vivere, di ridere e questo non ha prezzo.

2. Il tuo romanzo "Non mi piaci ma ti amo" sta riscuotendo parecchio successo. Quali emozioni e paure ti invadono in un momento così positivo per la tua carriera di scrittrice?
Non saprei descriverlo, se non suddividendolo per fascia oraria e farmaco corrispondente. La mattina sono molto antiacido, poi passo all’antinfiammatorio. Due ore di Facebook, una controllatina alle classifiche e ci buttiamo sugli antidepressivi, verso sera effetto opposto, tranquillanti, e la notte goccine contro l’insonnia, valeriana e, quando nulla riesce, una bella maschera contro le occhiaie e una tazza fumante di cioccolata calda. Se tutto va bene, morirò di overdose da patatine fritte entro il 2016. Nella peggiore delle ipotesi, sarà l’ulcera fulminante.

3. Quale consiglio dai alle ragazze al primo romanzo?
Testarsi, testarlo, testate. Quelle sono double face. Contro terzi e contro se stessi.  

4. Parliamo di recensioni negative. Non sono sempre facili da mandare giù. Tu come le affronti? E come bisogna reagire per non farsi demoralizzare?
In realtà ho sempre cercato di imparare dalle critiche e, ti dirò, non mi hanno mai abbattuta. Difatti sono ancora qui, che faccio il possibile per migliorare. Altre però non puoi far finta di nulla. Perché diventano attacchi personali, anche volgari, aggressivi. Non si parla mai di libri. Si parla di Cecile e sembra quasi io abbia fatto qualcosa di sbagliato non scrivendo, ma semplicemente esistendo. Non so il perché. Non riesco a credere sia solo perché mi hanno pubblicata. Perché tante come me sono contrattodotate e non ricevono le stesse simpatiche attenzioni. No, ormai sono convinta derivi più dal mio modo di fare, non sempre canonico e, be’… cerco di farmene una ragione, anche se non è facile. Quando mi vedo aggredita in qualche modo non riesco a tacere. Sono un essere umano come tutti gli altri, fallibile e irascibile proprio come tutti gli altri. A volte mi lancio in post ridicoli, altre mi deprimo, altre cerco consiglio. Ma fa parte del gioco e non vorrei proprio fingermi l’essere impassibile che non sarò mai, perché non c’è nulla di più aberrante dell’incapacità di provare emozioni. Certo che, proprio ultimamente, mi sono sentita dire che mi lascio prendere troppo, perché in un paio di occasioni ho messo alcuni di questi commenti sulla mia pagina Facebook. Forse è così, indubbiamente sono sotto stress ed è più difficile mantenersi lucidi, però ci terrei a sottolineare che, appunto, questo è il mio sesto libro. In sei pubblicazioni avrò ricevuto centinaia di commenti di ogni genere e, tutto sommato, sulla mia pagina ne ho inseriti quanti? Quattro? Cinque? Otto volendo esagerare in due anni? E tutti rivolti alla persona, mai al libro. Casi in cui alcuni mi hanno accusata di essere in classifica solo perché, in quanto napoletana, capace di qualsiasi genere di truffa o raggiro. Ora, io davvero, vi chiedo per un attimo di mettervi al mio posto. Voi, leggendo frasi tipo “blindatela”, non sto scherzando, hanno detto anche questo, ecco, voi, non avreste sprecato una o due righe? Anche solo per sfogarvi?

5. Qual è il libro che più ha deluso le tue aspettative in tutta la tua vita?
Mmm… Ritratto di signora. Un libro che ho amato disperatamente fino alle ultime venti pagine e poi, sul finale… Ma non vi anticipo nulla. Dovreste leggerlo a prescindere dalle mie considerazioni. Il punto è che un libro può deluderti solo se prima ti travolge, non può essere un libro che, semplicemente, non ti è piaciuto. Con questo racconto è successo proprio questo. All’inizio è stata una passione irrefrenabile e poi, sul più bello, l’abbandono. Il drammatico distacco. Quando pensi che debba andare in un modo e lì no, ti sovvertono il finale. Stavo per scrivere alla casa editrice ma, dicono sia quasi del tutto impossibile resuscitare i morti e, anche affidandosi alla scienza, non è detto che Henry James prenderebbe bene le mie rimostranze sul suo lavoro.

6. Qual è il libro che ami leggere quando sei triste? Perché?
Io non sono mai triste. Non è nella mia natura. Se inizio a intristirmi non leggo, no. Se sono triste mi vesto, mi trucco, esco, incontro qualcuno con cui fare due chiacchiere, sento musica allegra, passeggio e mi godo l’aria, la gente che passa, cercando di ricordarmi che tutto, sempre tutto dipende solo da me e che qualsiasi cosa sia accaduta, sono io e io sola che posso fare in modo che cambi. Non è tanto per dire. Sono la prima amica di me stessa. Ho deciso sarebbe stato così tanto tempo fa e sembra funzionare.

7. Ci puoi dire quale dei tuoi libri (già pubblicati o in attuale stesura) ti ha più emozionato scrivere?
Tutto ma non il mio tailleur, che racconta il mio approdo in versione romantica e, almeno si spera, ironica, nella desolata campagna del Molise. Ho cercato di ridarmi la forza di andare avanti, di superare la botta iniziale perché, credetemi, non c’era posto dove meno volessi ritrovarmi che questo. Ma a volte la vita è fatta di rinunce e non ne parlo in senso negativo. La rinuncia è secondo il mio modesto punto di vista il più grande, intenso momento di vera scelta e di vera libertà dell’individuo, che decide di sacrificare una piccola parte di sé per qualcosa di più grande. Non mi pento in alcun modo delle mie scelte, perché erano giuste, ma avevo bisogno di tirarmi un po’ su per affrontarle e scrivere quel libro è stato liberatorio, intenso… Tutt’ora se lo rileggo inizio a piangere, commossa.

8. I tuoi prossimi impegni come scrittrice cosa riguardano?
Per ora sono un po’ presa dalle presentazioni, che si stanno tenendo in giro per l’Italia. Occasioni per incontrare vecchi e nuovi amici, per viaggiare. Presto sarò a Montesilvano, poi a Pescara, a Cremona e forse a Napoli. Non ti nascondo che, anche se molto più lentamente, contino a scrivere. Sto sistemando “Solo con te”, un erotico che avevo pubblicato con un altro pseudonimo e che intendo rimettere presto su Amazon con un nuovo finale e qualche capitolo aggiuntivo e ne ho iniziati altri che, sempre sperando nell’intervento divino, dovrei finire tra due o tre mesi. Di veri e propri progetti non ne ho. Non saprei farne. Vivo alla giornata, sperando un giorno di incappare in una splendida avventura in stile Salgari. Chissà, magari…

Grazie per le tue parole e per il tuo tempo. In bocca al lupo per la tua carriera.
In bocca al lupo anche a te! Io ti ringrazio ancora per aver pensato a me e spero, mi auguro, potremo risentirci ancora.



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