New York: Da una camera all'altra

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Ci sono viaggi che non vedi l'ora di fare, li progetti da una vita e li immagini perfetti. Questo è successo con il mio primo viaggio a New York: meta dei sogni e città a cui sono veramente legata (basti dire che vivo in Italia dal 94 e conosco molto più New York che Milano). Mi creai una guida turistica personalizzata, stampata, plastificata e rilegata. Avevo raccolto materiale da 4 delle più aggiornate e famose guide turistiche in Italia ed ero più che pronta per il lungo viaggio di 8 ore e mezza armata di paura di volare, eccitazione e un flaconcino regolarmente prescritto di un calmante in gocce. 
In attesa di salire in aereo, avevo già assunto una minima quantità di gocce pensando che fossero talmente blande da essere più che altro un placebo (idea non che non mi rassicurò per niente). Una volta in aereo la paura si fece un attimo da parte perché ero sbalordita: l'aereo era composto da tre file di cui due esterne da 3 posti e una interna da 5.
Ciascun passeggero aveva il suo televisore su cui poteva scegliere tra diversi film a disposizione, tra i più nuovi, e diversi canali musicali e non. Ok, ammetto che un aereo del genere mi sembrò indistruttibile (piccola auto consolazione pre volo).

Il decollo fu perfetto, anche se ricordo bene la sensazione delle mie unghie che sprofondarono nei braccioli. Dopo la prima mezz'ora, la tensione calò e le "blande" gocce calmanti cominciarono finalmente a fare effetto: ero letteralmente "fatta". Stavo seduta sul mio sedile e (a fasi alterne) ridevo senza ragione, dormicchiavo e barcollavo come ubriaca mentre tutto mi sembrava spensierato e allegro (Dio benedica i calmanti). Ammetto: era la prima volta in cui provai ad assumere un calmante e non avevo la minima idea di quale effetto avrebbe avuto su di me.

Mezz'oretta prima di atterrare a New York ci consegnarono le Green Card.

Sembrava il viaggio perfetto, così perfetto che, una volta atterrati, visto l'asfalto consumato della pista newyorkese... beh... mi misi a piangere (forse per estrema gioia... o forse perché ero semplicemente felice di essere sopravvissuta al volo).




Il nostro hotel, il Crowne Plaza, si trovava nel cuore di Time Square, sommerso dalle luci, dai negozi, dai ristorantini, dalla folla e dai e pub. Noi eravamo in 3 e avevamo prenotato la camera e i servizi, in albergo e in città, tramite agenzia in Italia: non fidatevi ciecamente delle agenzie. Fatevi aiutare ma controllare ogni cosa e fate delle ricerche per evitare fregature. Volete sapere la nostra? Una volta salite in camera ci trovammo davanti a un unico letto matrimoniale. In pratica a loro risultava una prenotazione per una camera matrimoniale. "Aggiungiamo una brandina per la terza persona" ci dissero come se pagare per 3 posti letto e ottenerne 2 dovesse essere normale e di alcuna scomodità per il poveretto che si sarebbe dovuto accontentare di una brandina. Ma noi rifiutammo e, con il pungo duro, lottammo per una camera tripla. Così, momentaneamente, ci diedero una camera con 2 letti matrimoniali al 27esimo piano. Purtroppo una palese camera di serie B. 
Il giorno dopo, munita di prenotazione e un vasto vocabolario russo, mia madre lasciò me e mia cugina in camera (uniche 2 a sapere l'inglese) e andò alla reception pronta a farsi valere. Dopo diversi tentativi di inconcludente comunicazione in russo con la ragazza alla reception, mia madre chiese se ci fosse qualcuno che conoscesse la lingua. "Sì, le mando il nostro manager" disse la ragazza.

Un ragazzo sui 35 anni, alto, elegante e dal russo perfetto, ascoltò il nostro problema e si studiò documenti e prenotazione. Notò la nostra nazionalità e sopreso chiese a mia madre "Lei è bulgara? Anche io sono bulgaro. Perché allora stiamo cercando di parlare russo da un'ora?" disse sorridendo.

Nel mentre, io e mia cugina, ignare della situazione, cominciammo a immaginarci mia madre portata via con le manette dopo uno scandaloso litigio a causa del suo carattere fin troppo brusco. Ci chiedemmo più volte se andare a cercarla, poiché erano passate almeno un paio d'ore, non sarebbe stata la mossa migliore. E poi, finalmente, la vedemmo arrivare. "Fate le valige" frase dopo la quale pensai che mai soggiorno a New York fu stato più breve a causa di un espatrio immediato. "Si cambia camera" aggiunse poi per il sollievo di tutti.
Improvvisamente ci trovammo diversi piani più in alto con una vista pazzesca e 2 camere da letto comunicanti con 2 televisori, 2 bagni e 3, dico 3, letti matrimoniali. Avevamo 6 posti letto. In tutto questo il manager ci diede anche i buoni di ingresso per la colazione, altra cosa che in Italia ci avevano detto che non era possibile.

Insomma, in America ci si aiuta davvero tanto tra connazionali, mentre le agenzie non sempre sono informate su quello che ogni cliente avrebbe realmente diritto di avere o sapere sui luoghi in cui va a soggiornare.




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